Sanità - 04 aprile 2025, 14:02

Da tre anni ha la sclerosi multipla: "Anche a Cuneo prenotare una risonanza magnetica è diventato impossibile"

Artigiano di 39 anni, evidenzia come fino all'anno scorso riuscisse, grazie all'inserimento in una lista d'attesa, a fare l'esame in tempo utile per la visita, che deve ripetere ogni anno. Ora non più. Il primario della Neurologia Capobianco: "Abbiamo dei percorsi dedicati a chi deve fare esami cadenzati, ma ci sono troppe richieste, spesso inappropriate"

Il nuovo apprecchio per la risonanza magnetica al Santa Croce

Il nuovo apprecchio per la risonanza magnetica al Santa Croce

Francesca Mannocchi, giornalista, scrittrice e reporter, di recente ha posto l'accento sulla drammatica situazione in cui versa la sanità pubblica e, nello specifico, sui tempi di prenotazione delle prestazioni di diagnostica per immagini: tac e risonanza magnetica. 

Malata di sclerosi multipla, patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e che necessita di un monitoraggio costante, ogni sei mesi deve ripetere "una lunga serie di analisi e la risonanza magnetica per vedere l'evoluzione della malattia”, ha scritto in un post su Instagram ripreso da tutte le testate nazionali.  

Da un lato le prescrizioni sono in costante aumento, al punto da essere raddoppiate in pochissimi anni, dall'altro la sanità è sempre più povera di risorse e di personale e non riesce a far fronte alla mole di richieste rispettando i tempi. Così le liste d’attesa si allungano, tra la rabbia dell'utenza e il proliferare di centri di diagnostica privati e convenzionati, a cui si rivolge chi può permetterselo o chi ha l'assistenza sanitaria integrativa. 

Il tema è nazionale. E riguarda anche la nostra provincia e la nostra regione.

"Da un anno a questa parte, è diventato impossibile prenotare una risonanza magnetica anche a Cuneo". Chi parla è Nicola, artigiano cuneese di 39 anni, a cui circa tre anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, la stessa malattia di Francesca Mannocchi

Non si è abbattuto, sa che c'è chi sta peggio. Le cure sono efficaci, la sua vita procede regolarmente, la malattia per ora non sta evolvendo. Ma è come vivere con una "valigetta piena di esplosivo e sempre pronta, appunto, ad esplodere". Non si sa mai se e quando la situazione peggiorerà. Ed è per questo che, in base alla gravità dei sintomi, si devono fare accertamenti diagnostici ogni tot tempo. 

Nicola viene visitato una volta l'anno. E, una volta l'anno, deve fare la risonanza magnetica a ridosso della visita, per poterla mostrare al neurologo, che così può valutare l'andamento della patologia. 

"Era il 2022 quando mi sono accorto che qualcosa non andava. Per un mese, alzandomi dal letto, ero costretto a distendermi di nuovo, perché perdevo l'equilibrio. Il mese dopo ho iniziato a perdere la sensibilità dalla vita in giù, arrivando a non sentire quella parte del corpo per circa il 70%. Poi, il terzo mese, ho iniziato ad avere delle scariche elettriche dalla testa ai piedi. E ho deciso di prenotare una visita, avendo comunque capito che i sintomi erano quelli della sclerosi. Guardando in rete, lo ammetto", spiega Nicola. 

Va a fare la visita, lo tengono in ospedale quattro giorni. Ha cinque lesioni spinali. Ma il valore che indica con certezza la presenza della malattia, quello è negativo.

La diagnosi arriva quindi dopo molti mesi, accertamenti e tanta fatica mentale e fisica. 

Da allora, Nicola è entrato in un protocollo per il quale di anno in anno gli viene prenotata la visita in ospedale, presso il reparto di Neurologia del Santa Croce. Deve arrivare con la risonanza magnetica aggiornata, cosa per la quale gli viene rilasciata l'impegnativa. 

Tutto è filato liscio per due anni. Chiamava il CUP per prenotare, non c'era posto ma veniva inserito in lista d'attesa, il che gli consentiva di essere richiamato e di fare la risonanza poco prima della visita di controllo. 

Adesso non più. Chiama e si sente rispondere: "Non ci sono posti. Deve portare pazienza, riprovi".

"Il prossimo controllo è a novembre e dovrei fare la risonanza qualche settimana prima. Ho già chiamato diverse volte, ma non riesco a prenotare. Fino all'anno scorso nessun problema. Sono sempre stato richiamato in tempo per poter effettuare l'esame. Ci tengo a dire che all'ospedale di Cuneo sono seguito in modo eccelso, ma quello della risonanza è un problema enorme per chi è nella mia situazione. Continuerò a provare, sono disposto anche ad andare in un'altra provincia o a pagamento. Chi, come me, deve fare degli esami cadenzati, dovrebbe avere la garanzia di poterli fare nei tempi corretti, perché non ha scelta: l'esame è fondamentale per la valutazione della malattia. Né posso farlo oggi per andare a visita a novembre. Devo farla nei tempi giusti, ma non c'è modo di prenotarla".  

Ne abbiamo parlato con il primario della Neurologia dell'ospedale di Cuneo, il dottor Marco Capobianco, specializzato proprio in questa patologia. 

Per lui la risposta sta in due parole: appropriatezza e organizzazione

Cosa su cui l'ospedale Santa Croce sta facendo un lavoro immane, che ha consentito di abbattere i tempi di attesa per le prestazioni in classe U e B. E di farlo balzare al primo posto della classifica nazionale proprio per le performance. 

Detto in altre parole, per la capacità di fare fuoco con la legna a disposizione. Arrivando ad una produttività del 105%. Impossibile fare di più o dare risposta a tutti. Ed ecco che, per una risonanza in classe D, quella differibile, come nel caso di Nicola, le prenotazioni nell'ambito del sistema sanitario pubblico sono pressoché impossibili. 

Tantomeno, accontentare tutte le richieste, che dovrebbero trovare risposte anche negli altri presidi ospedalieri della provincia

Il Santa Croce sta già facendo miracoli. Dando i numeri, nel 2019 al Santa Croce tac e risonanze (prestazioni di diagnostica per immagini) sono state 30 mila. Nel 2024 sono salite a 39mila. E non si scenderà nel 2025, nonostante i tagli dei fondi della Regione e la prospettiva di un bilancio previsionale 2025 nel quale mancheranno all'appello ben 17,5 milioni di euro.

Nonostante ciò, il direttore generale Livio Tranchida si è impegnato ad evitare che "i tagli programmati si riflettano sui servizi erogati, sui volumi delle prestazioni e sulla qualità eccellente degli esiti".  Dando "una risposta appropriata ai bisogni di salute e non tagliando i servizi". 

Appropriatezza e organizzazione, ribadisce il dottor Capobianco. Quando hai in cura 300 pazienti affetti da sclerosi multipla, oltre ai pazienti neuro oncologici, non puoi che lavorare su questo. 

Ma, sottolinea il neurologo, "non ci sono posti all'infinito. Non tutti gli esami che vengono prescritti sono necessari, le patologie hanno dei percorsi definiti da linee guida nazionali e internazionali, i cosiddetti PSDTA (percorsi di salute diagnostico terapeutici assistenziali), ai quali dobbiamo attenerci", spiega. "Gli esami specialistici, come le tac o le risonanze, sono in continuo aumento. Questo va ad allungare i tempi di attesa. Per ogni risonanza servono dai 30 ai 40 minuti. E' evidente che non si riesce a dare risposta a tutte le richieste. Al Santa Croce sono stati creati dei percorsi con degli slot dedicati a pazienti ricoverati o a chi necessita di fare esami cadenzati per necessità cliniche. Ma dobbiamo anche lasciare dei posti liberi per chi deve fare una risonanza per la prima volta. Con tempi di attesa che possono essere di un anno e mezzo"

Poi una riflessione finale: "Si vive di più perché si fa più prevenzione, quindi più esami. Ma più si invecchia, più aumenta la richiesta di salute, che si traduce in più esami. E' un cane che si morde la coda. Bisogna ripensare, anzi, riorganizzare il sistema sanitario, cosa che al Santa Croce si sta facendo, con risultati che ci hanno portato al primo posto in Italia". 

Barbara Simonelli

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