Attualità - 07 ottobre 2024, 09:55

Tanti auguri Cuneo-Nizza, l’associazione Giuseppe Biancheri: “Dopo 45 anni la ferrovia è ancora a rischio”

Il gruppo scrive in occasione dell’anniversario della ferrovia: “Un collegamento strategico e ben voluto dal territorio, ma ignorato dalla politica”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata dall'associazione Giuseppe Biancheri sulla ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza.


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Il 6 ottobre del 1979 fu un giorno di grandi festeggiamenti in tutta la val Roya e val Vermeragna: la ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza, dopo una lunga interruzione a causa dei bombardamenti bellici, aveva ripreso a funzionare.

L'AGB (Associazione Giuseppe Biancheri) oggi festeggia e spegne 45 candeline, pur essendo questo un anniversario non felice, sempre circondato da problemi non risolti.  Malgrado ancora oggi, purtroppo, si sia tutti in attesa della riapertura del Colle di Tenda che rimane il collegamento più veloce e comodo tra la Liguria, Piemonte e Costa Azzurra, unico mezzo di trasporto per frontalieri e turisti. Veloce e comodo malgrado notevoli disservizi per i pochi treni che viaggiano durante il giorno, che molte volte vengono soppressi o subiscono ritardi clamorosi per problemi tecnici alla linea, per malfunzionamento dei treni o, come succede da agosto tutti i giovedì, per lo sciopero del personale ferroviario francese. O ancora quando, come nei periodi di festa, i vagoni sono sovraccarichi di viaggiatori e molti rimangono a piedi.

Un collegamento comodo che ha resistito alla furia della Tempesta Alex, che però ha causato il rallentamento della velocità di trasporto. Un collegamento internazionale, essendo anche uno dei pilastri del “Patto del Quirinale“ per i rapporti transfrontalieri e oggi, per un lungo periodo, l'unico collegamento ferroviario tra Nizza e Cuneo-Torino a causa della chiusura della linea Breil-Nizza, per importanti lavori di messa in sicurezza.

I membri dell’AGB ricordano che questa linea, proclamata nel censimento nazionale del FAI dei “Luoghi del Cuore”, è un collegamento strategico che può unire direttamente Nizza con Torino, via Ventimiglia, Cuneo, e con la Svizzera via Arona. Ma abbiamo bisogno di maggiori investimenti, di eseguire i lavori della messa in sicurezza del tratto francese, della rimessa in ripristino della velocità normale e il potenziamento delle corse fino almeno a sei coppie di treni giornalieri.

Ma manca il sostegno della politica, dei nostri rappresentanti liguri e piemontesi nel Parlamento italiano e in quello Europeo di Strasburgo, il sostegno delle autorità (consiglieri e assessori) di Liguria e Piemonte, delle Camere di Commercio, della ferma posizione dei sindaci delle principali città di Torino, Cuneo, Limone, Ventimiglia, Mentone, Nizza, dell'aiuto dei presidenti delle tre Province, dell'appoggio del Principato di Monaco. Serve una mobilitazione vera sull'esempio di quanto ben organizzato a Savona la prossima settimana, dove il sindaco di Torino- Stefano Lo Russo sottoscriverà con i suoi colleghi e altri attori un patto di collaborazione per sollecitare Regioni, Governo ad affrontare i problemi infrastrutturali viari e ferroviari nel collegamento tra Torino e Savona.

Noi, nel segno e nel ricordo di Camillo Benso Conte di Cavour e del Presidente Giuseppe Biancheri, dobbiamo tornare a suonare la carica dopo avere spento le 45 candeline, sognando tanti desideri. Le nostre battaglie per escludere la “Ferrovia delle Meraviglie” dalla black list dei rami secchi e le mille iniziative per valorizzare la mobilità dolce, l'organizzazione dei “Treni della Neve” con corse straordinarie per raggiungere le piste da sci di Limone Piemonte, i viaggi in soccorso delle popolazioni francesi della val Roya isolate per la Tempesta Alex, l'inserimento nel Patto del Quirinale, i treni storici grazie al contributo della Fondazione FS, la proclamazione nazionale del FAI e tanto altro, costruito e sviluppato da migliaia di cittadini volontari, non è bastato.

Dopo 45 anni la Ferrovia Ventimiglia-Cuneo non è ancora matura, ancora a rischio di sopravvivenza, ancora nel limbo del troppo disinteresse della parte pubblica, malgrado sia voluta e amata dai cittadini, che sia strategica per l'economia e potrebbe rilanciare i territori.

Al direttore