/ Politica

Che tempo fa

Politica | 06 aprile 2024, 21:00

Intervista a Piergiorgio Odifreddi, candidato alle Europee del prossimo giugno per Pace Terra Dignità

Motivazioni, idee e progetti di un collettivo "outsider" che sta raccogliendo, con un discreto successo, le sottoscrizioni necessarie alla presentazione della lista

Piergiorgio Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi

Domani Piergiorgio Odifreddi, candidato per la lista "Pace Terra Dignitá" incontrerà i potenziali elettori presso la sala del Centro di Documentazione Territoriale di Cuneo in largo Barale alle ore 18 (https://www.targatocn.it/2024/04/02/leggi-notizia/argomenti/politica/articolo/il-matematico-cuneese-piergiorgio-odiffredi-presenta-la-sua-candidatura-alle-europee.html).

L'inedita proposta elettorale per le elezioni europee di giugno, nata da un progetto politico di Michele Santoro e Raniero La Valle, è in fase di raccolta firme anche nella nostra provincia, al fine di poter formalmente depositare la candidatura a inizio maggio.

Per l'occasione abbiamo posto al conosciutissimo matematico e saggista cuneese alcune domande inerenti la sua "avventura" politica.

Come è maturata la decisione di candidarsi per le elezioni europee all'interno di una Lista nuova e sicuramente - mi passi il termine - "originale" come "Pace Terra Dignitá"?

In realtà è nata spontaneamente. Dall'inizio della guerra in Ucraina mi ero sentito sempre più frequentemente con Santoro, e avevo fatto dei video con lui per il suo canale Servizio Pubblico. E quando ha deciso di fare la lista, è stato naturale aderire, anche se io sono più un professore che un militante: infatti ho appena finito un libro che si intitola "C'è del marcio in Occidente", che uscirà a fine aprile da Cortina, e che costituisce la mia reazione alle guerre in Ucraina e in Israele, oltre che una storia dell'Occidente vista con gli occhi di chi ci guarda dal di fuori. Sono due facce di uno stesso impegno politico e civile. 

Siete ora in fase di raccolta firme e pare che la risposta sia positiva. Quale aspetto della lista e del programma secondo lei suscita più interesse in chi se ne avvicina?

Credo che le due guerre siano i punti salienti, che hanno catalizzato l'attenzione e i commenti dei media negli ultimi due anni. Ci sono i pacifisti, che sono contrari a ogni guerra: comprese quelle che abbiamo combattuto noi, anche recentemente, glorificando gli "eroi di Nassirya" e demonizzando afghani e iracheni. Ma ci sono anche gli interventisti pentiti, che pensano che le due guerre fossero giustificate, ma siano state gestite malamente, ed è giunta l'ora di ammetterlo, e di smettere di perseverare nell'errore. 

Inutile sottolineare che il collettivo che si muove attorno alla lista ha come obiettivo una proposta di rottura rispetto agli schemi politico/partitici tradizionali. Su questo che cosa ci può dire?

Questo è un punto di forza intellettuale, ma un punto di debolezza politico. I partiti tradizionali sono appiattiti sull'atlantismo e sul sionismo in maniera acritica: prendono ordini degli Stati Uniti, e sono schierati con Israele a prescindere: c'è dunque spazio per coloro che non si riconoscono in questi schieramenti. Ma i partiti tradizionali hanno strutture sul territorio, e mezzi di informazione e di finanziamento, mentre una lista come la nostra ha più difficoltà a farsi sentire e conoscere, prima ancora che ad attirare voti. 

Il suo, oltre ad altri suoi compagni in questa avventura, è un nome conosciuto. Le si riconoscono competenza, esperienza, mi permetta di dire: anche una certa "genialitá". Quanto il suo percorso professionale, dovesse essere eletto a livello europeo, può essere utile a muoversi in modo costruttivo e efficace in quel contesto?

Credo che per ora sia meglio concentrarsi sulle caratteristiche collettive della lista, più che su quelle individuali dei candidati. Anche perché si tratta appunto di una lista trasversale, che attira persone di diversa estrazione intellettuale e appartenenza politica tradizionale. E' prematuro pensare a cosa si potrebbe fare nel parlamento europeo, prima di riuscire a raccogliere le firme per poter partecipare alle elezioni: senza le firme, non solo nessuno di noi sarà eletto, ma la lista non potrà essere votata. 

Dalla sua percezione, dando per buono che la lista possa presentarsi avendo il sostegno di sottoscrizioni necessario, a che risultato elettorale può ambire secondo il suo punto di vista?

Anche questo è prematuro, ma sarebbe un grande successo riuscire a raggiungere il quorum del 4%. Questi sbarramenti esistono proprio per evitare che vengano rappresentate liste o idee non tradizionali, e continuino invece a esserlo i partiti e le politiche tradizionali. Paradossalmente, i sondaggi dicono che una larga parte degli italiani (così come degli europei e degli statunitensi) è contraria all'invio di armi in Ucraina, ma questo non risulta dalle decisioni dei parlamenti!

Più in generale, i cittadini non hanno voce in capitolo nelle decisioni di politica estera: per esempio, l'articolo 75 della nostra Costituzione impedisce di fare referendum per la ratifica di trattati internazionali! Mandare qualcuno in Europa a votare contro le leggi sulle quali i cittadini non possono pronunciarsi direttamente, sarebbe un bell'esempio di democrazia, mi sembra. Oltre che uno sgambetto a coloro che vogliono decidere in base ai propri interessi, senza tener conto delle opinioni dei cittadini.

Fabrizio Biolè

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium