Attualità - 14 luglio 2023, 16:17

Dopo sei secoli identificato lo scheletro della bellissima Ilaria del Carretto, sposa del Signore di Lucca

La moglie di Paolo Guinigi, morta di parto, nativa del Marchesato ligure di Zuccarello, era sepolta nella cappella gentilizia della famiglia. Il suo volto è conosciuto per il celebre sarcofago di Jacopo della Quercia. Il medico saluzzese Raffaele Gaeta del team dei paleopatologi dell’Università di Pisa, spiega come si è arrivati alla identificazione dello scheletro

Il monumento funebre dedicato a Ilaria del Carretto opera di Jacopo della Quercia

 

Il bellissimo volto di Ilaria del Carretto, simbolo leggendario del borgo ligure di Zuccarello, giovane moglie di Paolo Guinigi, signore di Lucca tra il 1400 e il 1430, morta di parto (nel 1405) a soli venticinque anni, è conosciuto ai più grazie al celebre monumento funebre di Jacopo della Quercia, conservato nella cattedrale di San Martino e per i versi di poeti come Quasimodo, Pasolini e d’Annunzio.

Il suo scheletro non era però all’interno del sarcofago fatto realizzare dal marito.

E’ stato trovato e identificato nella cappella gentilizia della famiglia Guinigi a Lucca, di cui si era persa memoria, nella Cappella di S. Lucia, annessa al complesso di San Francesco.

In essa c’erano un ossario e tre sepolture di donne, una accanto all’altra, che hanno fatto pensare a personaggi femminili di un ceto sociale elevato. Lo racconta Raffaele Gaeta medico anatomopatologo saluzzese, in servizio all’ospedale di Pisa, ricercatore della Divisione di Paleopatologia dell’Università pisana, nel team di studiosi che sono arrivati ad individuare lo scheletro di Ilaria del Carretto.

I risultati della ricerca sono stati presentati, a Zuccarello, un tempo fiorente Marchesato, di cui era nativa la nobildonna, figlia del Marchese di Savona e Signore di Finale, Carlo del Carretto.

Nella tomba sono sepolte tre delle quattro mogli di Paolo Guinigi.

Come si è arrivati a stabilire l'identità di Ilaria?

"Sono stati quattro i criteri dell’identificazione nell’ambito dello studio antropologico e paleo patologico delle sepolture ritrovate nella cappella, che hanno ricostruito così anche lo stile di vita e le malattie di questa importante famiglia lucchese.

Abbiamo effettuato una valutazione ossea – spiega il dottor Gaeta - perché le 4 mogli non avevano la stessa età. Andavano dai 13 anni circa della più giovane, alla trentina della più matura.

Tramite isotopo, l’ossigeno 18, abbiamo poi verificato la provenienza geografica dei resti scheletrici e, terzo criterio, la paleo nutrizione, ci ha fornito importanti dati, confermando che, nel caso dello scheletro di Ilaria, non era evidente una nutrizione prettamente toscana avendo lei vissuto pochi anni a Lucca. Ha inoltre rilevato l’ assunzione di acque ricche di minerali peculiari del torrente Neva, che nasce dalle Alpi Liguri, richiamando il territorio d’origine della giovane Del Carretto, sposa a 22 anni di Paolo Guinigi".

Un quarto dato identificativo i paleopatologi lo hanno evidenziato dalle lesioni sul bacino correlate ai parti delle donne. Ilaria morì di parto alla seconda gravidanza. La somma degli indici ha indirizzato l’identificazione.

"E’ stato molto interessante portare alla popolazione di Zuccarello i dati di una loro antenata" commenta Gaeta che è intervento nell’incontro "Ilaria del Carretto: interrogativi e misteri lunghi sei secoli" a cui  hanno partecipato esperti e studiosi  di diverse discipline e il padre fondatore della moderna Paleopatologia dell’Università di Pisa: il professor Gino Fornaciari. E’ lo “scienziato detective” conosciuto  a livello internazionale nell’ambito di questa scienza che studia il passato dai resti umani per contribuire ad indirizzare il futuro della medicina e che ha svelato segreti e cause di morte di grandi personaggi come Cangrande della Scala, il musicista Luigi Boccherini, Papa Gregorio VII, Sant’Antonio da Padova, S. Zita da Lucca,  dei Medici di Firenze, di  Giovanni Dalle Bande nere, Ferrante I Re di Napoli (1431-1494 - coevo del marchese di Saluzzo).

Proprio alla ricerca dei marchesi di Saluzzo, la Divisione  universitaria pisana diretta da Fornaciari, ha lavorato nel 2013 alla mappatura, attraverso georadar, delle tombe medioevali nel sottosuolo della chiesa di San Giovanni a Saluzzo, la chiesa dei marchesi.

L’equipe ricorda era inoltre scesa nella cripta della tomba di Ludovico II alla ricerca del suo corpo. Ma tra i resti scheletri, non è stato individuato.

Per accedere al sito funebre, era stata inoltrata richiesta alla famiglia dei Marchesi del Carretto di Saluzzo, che avevano effettuato qui le ultime sepolture. Una famiglia di origine marchionale,  legata da parentela con i Del Carretto di Finale, da da cui discendeva Ilaria, essendo entrambi rami dell’antico casato nobiliare ( il capostipite della dinastia fu Enrico del Vasto, figlio di Bonifacio del Vasto, signore della Liguria Occidentale e del Piemonte meridionale ).

I casati ligure e saluzzese hanno infatti lo stesso stemma a bande rosso e giallo.

 

Raffaele Gaeta, medico saluzzese della Divisione di Paleopatologia dell'Università di Pisa

Gino Fornaciari a sinistra e Raffaele Gaeta a destra

Vilma Brignone