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Economia | 13 ottobre 2022, 07:00

Il calcio di strada tra muro, tedesca, mundialito

Forse i bambini e i ragazzi di oggi non lo sanno, ma un tempo si giocava a calcio soprattutto in strada.

Il calcio di strada tra muro, tedesca, mundialito

Forse i bambini e i ragazzi di oggi non lo sanno, ma un tempo si giocava a calcio soprattutto in strada. La scuola calcio era un plus, un modo per far parte di un club, capire meglio le regole, apprendere gli schemi tattici, confrontarsi con il mister, la società, le dinamiche di spogliatoio...

Ma quello vero, quello che ti formava, era il calcio in strada. Lo sappiamo noi, cresciuti nelle periferie fino agli anni ‘90, e prima di noi i nostri padri e i nostri nonni, e lo sanno i grandi campioni del nostro calcio, cresciuti, guarda caso, giocando in strada.

Da Ronaldo a Maradona, da Baggio a Ronaldinho fino ai più forti di oggi, Cristiano Ronaldo e Messi. Tutti hanno passato la maggior parte del tempo tirando calci sull’asfalto o sulla terra del cortile. Certo, non tutti poi diventano grandi giocatori professionisti. A volte si parte con il calcio di strada e si arriva alla passione per le scommesse calcio online, ma è un altro discorso.

Non c’era solo la classica partitella con gli zaini di scuola a fare da porte, ma una serie di altri giochi da alternare a seconda dei momenti e del numero di giocatori.

La Tedesca

Quando ero piccolo mi chiedevo se “la tedesca” si chiamasse così anche in Germania. È una domanda alla quale non ho saputo dare risposta, ma ora ho capito che si chiama così perché, molto semplicemente, è un gioco importato dalla Germania.

Le regole sono semplici: si gioca ad una sola porta, con un malcapitato a fare da portiere e gli altri che devono fare gol. Per fare gol bisogna passarsi la palla al volo, senza farla toccare a terra, e calciare di volée. Tutti partono con lo stesso punteggio di partenza, ma ad ogni gol subito, vengono scalati dei punti. I punti variano a seconda della tipologia di tiro (testa, rovesciata, mezza rovesciata, ecc.). Chi arriva a zero perde la partita. Il portiere si cambia ogni volta che la palla viene tirata fuori dalla porta.

È quindi un gioco che unisce tecnica, coordinazione ma anche una certa dose di coraggio. Capitava di sovente che il giocatore più scaltro e tecnico calciasse appena ne aveva l’occasione, mentre quello più timido o meno capace non calciasse mai.

Muro (o muretto)

Il muro è la versione calcistica dello Squash, dove bisognava calciare la palla il più forte possibile contro il muro per mettere in difficoltà l’avversario e impedirgli di rispondere. La difficoltà stava nel dover calciare la palla di prima, cioè senza fermarla. Solitamente si giocava in due o poco più.

Il Mundialito

Il mundialito è relativamente più “giovane”, e si gioca 5 contro 5, ma anche in numeri differenti, purché sufficienti a fare due squadre. È un torneo a eliminazione che si gioca a porta singola con portiere che cambia ad ogni gol. Solitamene l’autore del gol diventava il portiere. Esistono anche varianti del mundialito nella versione tutti contro tutti ma meno frequente e più difficile.

Cosa è cambiato?

È cambiato il contesto, sono cambiate le priorità e le possibilità, sono cambiati i bambini. Una volta non c’erano così tante macchine in strada, gli spazi a disposizione per giocare erano davvero tanti e le strade, sembra banale dirlo, ma erano più sicure. C’era anche un’altra mentalità. Le mamme si fidavano a lasciare i figli in giro chissà dove finché c’era luce in strada. Ora guai se ti allontani più di due metri.

C’erano meno distrazioni. Se non avevi una bicicletta e non avevi neanche il pallone potevi stare tranquillo che almeno uno nel gruppo lo aveva. E quello bastava per tutti. Con un pallone si creava comunità, socialità e si era felici. Oggi c’è troppo. Tutti, già a dieci anni, hanno uno smartphone, l’ultima playstation, tutti i canali di streaming al mondo, la bicicletta, il monopattino, la macchina telecomandata, il drone e almeno tre palloni di quelli belli come in serie A...ma non ci gioca nessuno.

Ora i bambini vanno a scuola calcio perché ci va l’amico di scuola o perché è diventato una sorta di status symbol. Ma quando hanno fatto i due allenamenti a settimana poi tornano a casa e devono fare i compiti, andare al corso di inglese, al corso di musica e giocare ai videogiochi. Non c’è spazio per il calcio.

Chissà che, con il tempo, non si torni pian piano a quei momenti, in cui non si aveva molto, ma si aveva tutto il necessario per giocare felici.

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