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Attualità | 27 gennaio 2022, 18:57

Gli ebrei nei Cuneese: le parole del professor Garelli per i ragazzi del "Denina-Pellico-Rivoira"

Le persecuzioni nella nostra provincia nel racconto agli studenti del direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo

Un momento dell'intervento del professor Garelli

Un momento dell'intervento del professor Garelli

In occasione della Giornata della Memoria si è tenuta il 26 gennaio una videoconferenza organizzata dal Comune di Verzuolo con Gigi Garelli, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo, rivolta alle scuole superiori di primo e secondo grado.

Hanno partecipato anche le classi IV e V B del "Denina-Pellico-Rivoira", sezione Itis, con le prof. Elisa Cottura e Patrizia Isnardi.

L’incontro con i ragazzi ha preso il via dalle parole di Primo Levi nella poesia “Se questo è un uomo”: “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore”.

L’invito a non dimenticare diventa richiesta di riflessione, di custodia della memoria, e spinge a leggere la realtà attuale alla luce del passato. E’ recente l’episodio avvenuto a Livorno, dove un ragazzo di 12 anni è stato insultato e malmenato da due ragazze poco più grandi in quanto ebreo.

Compito della scuola è anche quello di insegnare a collocare i fatti nel tempo e scegliere quelli che hanno segnato un discrimine, un pre e un post da cui non si può prescindere. La Shoah è sicuramente uno di questi.

Attraverso le parole del prof. Garelli, sempre chiaro e appassionato, i ragazzi hanno ricostruito il progetto di sterminio contro un popolo intero e altre categorie sociali “indesiderate”, “scarti” da eliminare. Nella civile Europa, nei democratici Paesi nordamericani, si sapeva dei campi di concentramento, della fuga dei perseguitati, delle violenze inenarrabili culminate nei campi di sterminio, ma nessuno è intervenuto in tempo; una “complicità silente”, l’ha definita il relatore.

Anche nella nostra provincia le conseguenze sono state devastanti. Pensiamo al caso dei 30 ebrei di Saluzzo sterminati o alla vicenda degli 800 ebrei di Saint-Martin Vésubie, arrivati dalla Francia attraverso i colli Ciriegia e Finestre, a 2.500 metri di altezza, adulti, neonati, ottantenni in cerca di scampo.

Ne saranno rinchiusi nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo circa 350, poi inviati ad Auschwitz e quasi tutti sterminati. E gli altri? Furono nascosti e nutriti dalla popolazione delle valli cuneesi, che di fronte alla disperazione di intere famiglie in fuga non si sottrasse al dovere della solidarietà e dell’accoglienza.

Le riflessioni finali si possono allora riassumere così: le grandi tragedie avvengono per colpa di personaggi deliranti e fanatici, e con la collaborazione di tante persone; esiste sempre, però, la possibilità di dire "no" alle imposizioni, alle violenze, alle discriminazioni. Una scelta che può costare cara, ma che ci rende liberi e giusti.

Redazione

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