Nel dibattito che accompagna il tema della chiusura delle scuole, e di ciò che questo possa significare per i bambini e per i loro genitori, si è molto parlato della necessità di sostenere le famiglie (con buoni per baby-sitter, congedi retribuiti…) lasciando che passasse in secondo piano il bisogno di socialità dei più piccoli.
Al contrario, riteniamo che il bisogno di socializzazione dei bambini più piccoli, pur compatibilmente con il perdurare della necessità di distanziamento sociale, dovrebbe essere il punto di partenza da cui muoversi. Nella vicina Francia, le scuole dell'infanzia e le scuole elementari sono le uniche che apriranno i battenti a presto. Preadolescenti ed adolescenti, pur con tutte le difficoltà che derivano dalla didattica a distanza, possono gestirsi a casa con una certa autonomia, cosa impensabile per i bambini più piccoli.
Ora che la "fase 2" si sta avvicinando, non é più il momento di generiche promesse di "sostegno alla famiglia": è il momento di progettare, in modo concreto e praticabile, strategie che possano essere attuate nell'immediato, ed eventualmente prolungate, in caso di necessità, all'inizio del prossimo anno scolastico.
E' però necessario partire da due presupposti.
Il primo è, come in parte già detto, la necessità di trovare soluzioni rapide e immediatamente spendibili per la primissima infanzia e per la fascia d'età 6-10 anni.
Il secondo presupposto si muove dalla considerazione che sia economicamente vantaggioso, e più utile dal punto di vista della socialità, promuovere e sostenere l'organizzazione di scuole dell'infanzia e centri estivi.
Concretamente, riteniamo che sarebbe innanzitutto necessario promuovere un’indagine a livello cittadino - in stretta collaborazione con le scuole pubbliche e paritarie - per capire quanti genitori terrebbero comunque i figli a casa e quanti, al contrario, avrebbero bisogno di mandare i figli a scuola.
In seconda battuta, il Comune dovrebbe individuare e mettere a disposizione locali per una scuola dell’infanzia “diffusa”, almeno per il mese di giugno. Non bisogna dimenticare che, per i più piccoli, l’anno scolastico finisce il 30 giugno. Non potendo concentrare i bambini nelle scuole, bisognerebbe poter contare su biblioteche , strutture sportive ed altri spazi pubblici, all'aperto e al chiuso.
Il Comune dovrebbe poi sostenere le scuole pubbliche e paritarie assumendo personale educativo. Sarebbe così possibile la formazione di piccoli gruppi, per supportare le maestre dell’infanzia nel garantire una sicura permanenza a distanza dei bambini nelle varie attività.
Per la fascia d'età tra i 6 e i 10 anni, infine, sarebbe necessario organizzare fin da ora un centro di attività didattica e ricreativa, prevedendo di sfruttare i locali delle scuole, almeno nella fascia oraria antimeridiana. Anche in questo caso, un progetto serio e percorribile dovrebbe essere preceduto da un'indagine presso le famiglie.
Quelli in elenco sono solo alcuni possibili spunti: ci è chiara, però, l'urgenza di dare risposte vere e strutturate alle famiglie.
Giovanni Longo, DemoS Democrazia Solidale Cuneo








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