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Attualità | 04 novembre 2015, 16:09

Michelin Fossano, il giorno dopo: il racconto della giornata di sciopero (Guarda il video e la fotogallery)

Maurizio Landini chiede un intervento deciso da parte del governo di fronte ad un pubblico di lavoratori e politici di tutte le fazioni

Foto coperte da copyright

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Prima giornata, oggi 4 novembre, di sciopero per la Michelin di Fossano dopo la notizia shock di ieri che prospetta una chiusura dello stabilimento fossanese entro dicembre 2016.

Parte di un piano definito strategico dalla direzione, la chiusura dello stabilimento comporta la perdita del lavoro per le oltre 400 persone che vi lavorano. Altri licenziamenti, per un totale di 578 posti di lavoro, sono previsti negli stabilimenti di Torino, Alessandria e Tribano (Padova).

Unico stabilimento che pare uscire indenne da questa ristrutturazione è quello di Cuneo, ma anche lì si parla di un banco di prova nei prossimi cinque anni: aumento di produzione con contenimento dei costi entro il 2020.

Oggi a Fossano sono intervenuti in tanti a sostenere i lavoratori.

Una lavoratrice Michelin, da 17 anni a Fossano. La storia della sua famiglia è profondamente legata a questo stabilimento. Ce lo ha raccontato lei stessa.

Il sostegno dei lavoratori

Innanzitutto sono arrivati i colleghi di Cuneo, con un pullman, annunciando di aver già scioperato nella notte arrivando ad un’adesione dell’80%.

C’erano i dipendenti di altre aziende, sia dell’indotto, come la mensa, sia di aziende dei dintorni come Bottero e Alstom già colpite da momenti di crisi in questi anni.

Il sostegno della politica

C’era il mondo della politica rappresentato da tanti colori a dimostrazione che la perdita del lavoro non è argomento di colore politico.

Anna Mantini, di Lega Nord, Ilaria Riccardi del Movimento Cinque Stelle e Ezio Dardanelli del PD si sono mimetizzati tra il pubblico ascoltando le rivendicazioni dei lavoratori.

C’era il sindaco, Davide Sordella, la cui decisione di anticipare sui social la notizia della chiusura dello stabilimento ha destato scalpore e che questa mattina ha risposto tanto a chi lo ha accusato di voler fare facile propaganda sul dolore degli altri, quanto a coloro che lo hanno ringraziato per non aver taciuto.

Soprattutto c’era il segretario generale della FIOM Maurizio Landini che ha incentrato il suo intervento sulla necessità di fare squadra tra organizzazioni sindacali per avere la forza di trattare con un colosso multinazionale come la Michelin.

Lancia ufficialmente il guanto a Matteo Renzi, Landini, chiedendo un impegno formale da parte del governo a sostenere Michelin non come atto dovuto ai 578 lavoratrici e lavoratori che perderebbero il lavoro senza un intervento, ma come sostegno di tutto il comparto industriale italiano.

Un governo degno di questo nome – ha detto Maurizio Landini – non ha bisogno che si chieda un tavolo di lavoro, lo convoca e basta. L’unico modo per uscire da questa situazione è farlo in modo unito.”

Vietato arrendersi

Tante le sigle sindacali, tante le forze politiche in campo, ma è unanime la consapevolezza di non poter permettere che un intero stabilimento chiuda.

Quasi unanime anche la consapevolezza della necessità di spostare su piano nazionale la discussione.

Le forze politiche e sindacali locali non hanno la forza di negoziare con un colosso come Michelin e solo un’unione di forze può ottenere un potere negoziale. Il caso di Saint Gobain è emblematico: unendo le forze sindacali e politiche quando la multinazionale aveva annunciato la chiusura, tra gli altri, dello stabilimento di Savigliano, era stata occupata la sede francese. Forte azione sindacale, quindi, accanto al lavoro dei tavoli di concertazione invocati dalle forze politiche del territorio come suggerito da Mario Cravero, rappresentante provinciale di sinistra ecologia e libertà che si è confrontato con Davide Sordella in uno scambio dai toni pacati per imparare dalle esperienze passate.

I primi passi della negoziazione

Già coinvolti i parlamentari Chiara Gribaudo e Mino Taricco e la senatrice Patrizia Manassero che si sono impegnati a perorare la causa dei lavoratori a Roma. Anche Andrea Olivero, vice ministro alle politiche agricole e cuneese di origine si è impegnato a chiedere un impegno a livello nazionale per tentare tutte le strade possibili per risolvere la vertenza che, come ribadito da Matteo Salvini sulla sua pagina facebook questa mattina, potrà avere esito positivo o negativo, ma che sicuramente sarà seguita da vicino.

Agata Pagani - Daniele Caponnetto

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