I risultati tra un anno, dopo le analisi dei reperti nei laboratori delle rispettive università. Si è chiusa domenica scorsa (non prima della documentazione da parte di Rai e BBC) la spedizione dell’ equipe internazionale di ricercatori, che da fine giugno è stata impegnata tra il Pian del Re e il colle delle Traversette, in una serie di rilievi geomorfologici dell’area.
“Un laboratorio unico nelle Alpi – Gianfranco Marengo presidente del parco del Monviso - che ha tra gli obiettivi lo studio di questa parte dell’arco alpino da un punto di vista, geomorfologico, ambientale, climatico". Un laboratorio scientifico con una valenza affascinante in più: contribuire alla risposta di una questione mai risolta: dove è passato Annibale. E' passato da qui?
Domande che continuano ad incuriosire e che venerdì scorso hanno riempito di pubblico a Crissolo, la sala delle Guide intorno al team di studiosi capitanati da Bill Mahaney geomorfologo, professore emerito della York University di Toronto, da decenni sostenitore convinto che il condottiero cartaginese scelse la via “meridionale”, ovvero il colle delle Traversette a 2.950 metri.
Con lui il microbiologo Christoper Allen dell’Università di Belfast, il geomorfologo Randy Dirszowsky della Laurentian University di Sudbury in Canada, il dottor Peeter Somelar geologo e minerologo dell’Università di Tartu in Estonia.
L’incontro, promosso dal Cai Monviso, dal parco del Monviso e dal comune di Crissolo è stato coordinato dal Guardia Parco Marco Rastelli in veste di traduttore con il dottor Livio Perotti.
Mahaney, appassionato di letteratura classica, è stato portato a ritenere come possibile questo tragitto, dando alle fonti storiche conferma scientifica con ricerche e risultati geomorfologici.
Ha trovato analogie con ciò che descrissero Polibio nel 150 a.C. e più tardi Tito Livio in merito all’esercito di Annibale proveniente dalla Spagna e diretto a Roma nel 218 a.C. Aveva con sè 30 mila uomini, 15 mila cavalli e muli, 37 elefanti africani da battaglia.
Descrizioni combacianti con la morfologia di questo colle dell’arco alpino occidentale dove c’è, unico posto delle Alpi, un deposito di roccia a doppio strato, afferma il professore, proprio come descrive Polibio, parlando della frana che arrestò l’esercito e della preparazione di una massicciata per il passaggio con l’impiego di alberi intorno ai blocchi di pietra.
Sempre Polibio parla di neve “L’esercito si fermò sorpreso anche da una nevicata caduta mentre la costellazione delle Pleiadi tramontava " (ottobre) e di strati di neve preesistenti.
La descrizione dell’ambiente, compresa la presenza di alberi che oggi non ci sono, la situazione climatica, potrebbe trovare conferma dopo i test sulle sezioni di terreno prelevate dai ricercatori e congelate per essere trasportate.
Si sono cercate tracce della traversata del condottiero cartaginese in punti precisi, nella valle sotto il Colle delle Traversette, dove dalla sommità della montagna, convergono nel tempo detriti vari. In questo grande catino che si riempie, è possibile trovare spore, parassiti, materiale organico e gli strati con i movimenti geologici, la storia archeologica del luogo.
Il prelevamento delle sezioni è avvenuto attraverso carotaggi profondi anche fino a 2,8 metri spiega il geomorfologo americano Randy Dirszowsky e, con l’ analisi al Carbonio 14 è possibile risalire al periodo dei materiali, consentendo così di conoscere quali specie di vegetali vivevano, come di ricostruire la morfologia e quanto freddo faceva di 2.200 anni fa.
Mahaney ha già trovato un strato di terreno “compattato” ovvero pestato. Fenomeno che potrebbe essere stato determinato dal passaggio di un grande esercito e che l’analisi al Carbonio riporta proprio al periodo in questione.
La prova più decisiva finora, è quella del ritrovamento di tracce biologiche sul lato francese del colle, dove sono state rinvenute grandissime quantità di batteri resistenti, presenti nello sterco di cavallo. La notizia era stata annunciata lo scorso anno dal ricercatore stesso, il microbiologo “fecale” Christoper Allen, presente anche in questa spedizione, che ha analizzato i batteri trovati sotto 40 / 45 centimetri di terra. Materiale che datato al Carbonio corrisponde anch’esso al periodo cronologico del passaggio. Si tratta di una quantità di feci compatibile solo con un grande numero di animali, come quello dell’accampamento di Annibale.
Le ricerche, verteranno ora sul dna degli eventuali microrganismi presenti nel terreno del lato italiano, per individuare la tipologia di batteri e avere informazioni relative all’organismo a cui sono appartenuti. La prova del nove sarebbe l’individuazione di un determinato Clostridium che vive nell’apparato digerente di elefanti.
Si è mai trovata traccia ossea di elefanti in quest’area o nel pianura sottostante, quella che dall’alto Annibale, secondo gli storici, fece ammirare ai suoi uomini ?
Si parla di grossi proboscidati, trovati intorno ad Envie e Staffarda ma che molto probabilmente sono mammuth, vissuti fino a circa 3.500 anni fa.
Quasi sicuramente non si troveranno gli scheletri degli elefanti di Annibale: Polibio racconta infatti che tutti e 37 riuscirono a passare le Alpi, furono schierati nella battaglia del fiume Trebbia a dicembre dello stesso anno e morirono di stenti e freddo.

















