Visitare le case dove vissero personaggi illustri offre la straordinaria opportunità di poterli immaginare nella loro quotidianità. Alcune sono aperte al pubblico e sono diventate musei: chissà se il conte di Cavour avrebbe apprezzato la mostra curata dall’imprevedibile Maurizio Cattelan tra le pareti della sua residenza, che ha volutamente mantenuta intatta l'allure della ricca nobiltà sabauda nell'omonima via a Torino.
Case modeste, signorili o addirittura regge, dove mi piace pensare che ancora qualche atomo dell'illustre inquilino passato a miglior vita sia ancora depositato su un mobile, uno specchio, in un angolo del pavimento.
In Piemonte anche molte dimore dei regnanti di casa Savoia sono visitabili. I locali che mi affascinano maggiormente non sono però le sontuose sale di rappresentanza, piuttosto le cucine, i bagni, le stanze della servitù, come quelle del castello di Racconigi. Il lusso è sempre un po' uguale a se stesso, fisso nel tempo, asettico, mentre guardando una stanza come può essere la cucina o la camera da letto è più facile fare mente locale sui gesti semplici, le faccende quotidiane che restituiscono quasi un'immagine tangibile di chi visse e lavorò in quei luoghi tanto tempo fa.
Alcune case rispecchiano la personalità di chi ci visse, altre un po' meno. Il Vittoriale degli Italiani, D'annunzio se lo fece erigere a sua immagine e somiglianza: ridondante, eccessivo, kitsch, claustrofobico, un'enorme paese dei balocchi con tanto di parco a sorpresa e mausoleo. Un luogo impedibile per chi volesse saperne di più sul Vate degli italiani. All'opposto, il dimesso cabanon di Le Corbusier: un cubetto in legno affacciato sul mare a Roquebrune, in Costa Azzurra, appena 3,6 metri per 3,6 metri costruito interamente a mano, anche nei piccoli particolari, dal famoso architetto.
Ancora in Costa Azzura, a Cagnes-sur-Mer si trova l'ultima dimora di Pierre-August Renoir. Un grande giardino con gli ulivi, il suo atelier, le stanze dei figli, della servitù e per gli ospiti, una minuscola cucina e i bagni. Una casa che fu abitata fino al 1960 dal figlio Claude, e lo capisco: mi ci trasferirei anche io, e da subito, tante sono le belle emozioni e sensazioni che regala questo luogo così tramquillo. Altra casa d'artista, quella dell'architetto torinese Carlo Mollino, visitabile su appuntamento, bizzarra come il suo proprietario: lui non ci abitò mai, eppure sembra che ne sia appena uscito, magari a comprarsi un pacchetto di sigarette. E ancora una abitazione stranissima: Casa Scaccabarozzi, conosciuta dai torinesi come la Fetta di Polenta che Alessandro Antonelli fece erigere a pochi passi dal suo edificio più famoso, la Mole. Una costruzione strettissima, le sue misure: circa 16 metri su via Giulia di Barolo, 4,35 metri su corso San Maurizio e appena 54 centimetri di parete dalla parte opposta a quella del corso.
Che effetto fa stare in casa di un personaggio famoso? Nell'alloggio in via Carlo Alberto 6 all'angolo con l'omonima piazza a Torino, dove Nietzsche visse per alcuni mesi fra il 1888 e il 1889, scrisse Hecce homo ed impazzì, ha vissuto per oltre trent'anni un'anziana signora :”Sapere che lui ha abitato qui è un pensiero a cui mi sono affezionata. Ci sono persone che in questa stanza, quella in cui sopraffatto da un delirio vide frustare un cavallo e ne soffrì fino a impazzire, s’inginocchiano e piangono” (cit. La Stampa del 07/0/2011,di Elena Lisa).
Ma anche Cuneo può regalare a tutti l’emozione di trascorrere un po’ di tempo in un luogo abitato da un personaggio famoso. Basta andare a pranzo o a cena in un noto ristorante alle spalle del Municipio per ritrovarsi circondati dalle mura che videro crescere un giovane Edmondo De Amicis, l’autore del libro “Cuore”.
Risulta invece molto difficile fare mente locale e immaginarsi Napoleone Bonaparte entrare e uscire dal portoncino (dotato oggi di moderno citofono) di un anonimo edificio che si trova a pochi passi da Place Garibaldi, nel centro storico di Nizza. Eppure una grossa lapide ricorda che vi abitò realmente, nel periodo fra il 27 marzo e il 22 dicembre 1794, quando era un giovane comandante della artiglieria dell'armata d'Italia.
Molto più facile, invece, visualizzarsi Napoleone stesso a Cherasco, scendere dallo scalone di Palazzo Salmatoris, edificio oggi sede di molte mostre prestigiose, dopo la firma dell'armistizio con il regno sabaudo nel 1796. Momento così determinante della sua vita e della sua fulgida carriera tanto che si disse che nel palazzo entrò Bonaparte e ne uscì poco dopo Napoleone.