Erano lunghe le vacanze al mare, una volta. Tre mesi di assenza da scuola comportava la necessità di far passare tutto quel tempo ai bambini in luoghi salubri, più o meno vicini alle città. E la distanza dipendeva dalle possibilità economiche di famiglia. Invero ci si accontentava di poco, anche della spiaggetta fluviale a pochi chilometri da casa, ma si andava spesso, con il fine ultimo di togliersi dalla città e “respirare aria buona che fa tanto bene”.
La dimensione familiare dei frequentatori di luoghi balneari era spiccata. Genitori, bambini e nonni. Questi raramente si mettevano il costume, pudicamente intero per le donne e a calzoncino per gli uomini. Molti preferivano piuttosto rimanere vestiti, con un prendisole che lasciava scoperte giusto le braccia e le gambe dal ginocchio in giù, camiciola con maniche corte e pantaloni corti.
Il senso del pudore era molto pronunciato, forse in alcuni casi eccessivo, ma non si ostentava la carne, di norma bianchissima durante i primi giorni di vacanze.
Ventunesimo secolo. Anno 2014. Fra i giovani, salvo rare e disadattate eccezioni, spopolano il tatuato/a, la rifatta, il palestrato, in molti casi un concentrato di tutto questo messo insieme.
Io che alla loro età al massimo mi mettevo il mascara waterproof per non aver l'aspetto troppo slavato a causa delle ciglia bionde, mi trovo ora circondata da ragazzine appena adolescenti truccatissime, capelli fonati perfetti, unghie fresche di manicure, atteggiamento da ventenne consumata. Sulle quali piomba lo sguardo dei maschi, giovani che passano ai raggi X le vicine d'ombrellone che di fatto non mostrano alcun difetto. Già tutti abbronzatissimi, perfetti nel colore pericolosamente acquisito nei centri solari, dove non ho mai messo piede e che sicuramente eviterò di frequentare anche in futuro.
I giovani arrivano in spiaggia tardissimo. La notte l'hanno passata a bere, far casino e sballarsi. Stanno sul lettino sfatti, seppur perfetti, nascosti da occhiali da sole griffati e costosi. Quest'anno i ragazzi hanno tutti questo taglio di capelli terribile, tipo ultimo dei mohicani, rasati sulle tempie e sulla nuca, solo una striscia che sembra incollata sulla punta della testa. La moda è al top, grazie anche ai calciatori dei mondiali che l'hanno sfoggiata, e si sa che loro fanno molta tendenza.
Dal lettino i morti-viventi si alzano giusto per un bagno, sempre che la cosa non gli rovini il makeup, o per trascinarsi a quello che una volta era il chioschetto delle bibite e dei panini, ora trasformatosi in un posto molto più glamour, quasi una succursale balneare del locale notturno. Quelli ci vanno per l'ennesimo passerella, per farsi vedere e fissare gli altri, non certo per consumare uno snack che costa come un pranzo completo. Si divertiranno? Dalle facce trapela una noia dissimulata, un tentativo quasi disperato di apparire super trendy e fashion.
E poi tutti, dico tutti, bambini, giovani e vecchi, che minimo una telefonata la devono proprio fare. Urlando, naturalmente, che l'espressione di voce sussurrata ormai non è più di moda. Il tono alto, nella conversazione, nella musica, nella risata. Lo scopo è sempre quello. Gli altri ti devono notare, devi uscire dall'anonimato, devi diventare in ogni modo il centro di attenzione della spiaggia.
È sempre la solita nostalgia canaglia che mi frega. Mi mancano quelle estati lì, anni Sessanta-Settanta, ante edonismo reaganiano, quando le spiagge non erano considerate l'ennesimo palcoscenico per le nuove generazioni cresciute sotto il bombardamento mediatico dell'apparenza a tutti i costi, sempre e comunque. Le famigliole ci sono ancora, certo, ma poche conservano ancora un'attitudine balneare sempliciotta e tranquilla. Bambini che si divertivano a fare il bagno con il salvagente di gomma dura fatto a ciambella, e per i giochi con la sabbia avevano a disposizione solo secchiello, paletta, rastrello e formine. E stop. Genitori che li sorvegliano e li sgridavano se urlavano. I papà che leggevano il giornale, le mamme che parlottavano con i vicini di ombrellone. I primi giorni tutti belli pallidi e bianchicci, così si capiva subito chi era appena arrivato in vacanza e chi invece stava per finirla. E i bagnini che erano abbronzatissimi e cicci, non tanto giovani, o forse giovani che sembravano già vecchi.
Mi mancano proprio quelle estati lì. Che chi non le ha vissute non è capace di apprezzarne la semplicità intrinseca: la vera vacanza da se stessi.