Sono tristissima. La mia MERAVIGLIOSA macchinetta dalla quale fuoriusciva l'acqua bollente in soli 3 (TRE) secondi, dopo gloriosa e laboriosa attività, ci ha lasciati. Mi ci vorrebbe una tazza di tè per tirarmi su, ma ora mi tocca aspettare fino a ben due o tre minuti prima di poter avere l'acqua bollente in uno dei vari modi, più o meno conformi: direttamente dal rubinetto sfruttando l'acqua calda, ma non bollente, bollitore elettrico tradizionale, tazza con acqua nel microonde. Non se ne parla neppure di prendere in considerazione il bollitore da mettere sul gas. Tutti metodi che farebbero inorridire i puristi del tè.
Bere il tè è un rito. Occorre scegliere il momento giusto, le persone giuste, la preparazione deve essere quella giusta ed il tipo di tè deve essere esattamente quello giusto.
Guai scegliere il tè in bustina. Errore imperdonabile. Deve essere rigorosamente in foglia, meglio se intera, e poi si può anche decidere per la qualità. Quello più pregiato è il tè bianco, che è anche quello per il quale occorre un tempo di infusione più lungo (fino a 15 minuti) e poi c'è l'Oolong, semi fermentato, quindi le varie tipologie di tè verdi, e quelli più “banali”, i tè neri.
Esistono poi vari cerimoniali, a seconda del paese di origine, più o meno complicati, e per i quali occorre mettere in conto tanto, tanto tempo. Partendo però dal fondamentale che senza un'acqua decente (secondo la tradizione cinese, dovrebbe provenire da una sorgente di montagna) non si può pretendere un grande risultato. Poi la teiera, che dovrebbe essere diversa a seconda dei vari tipi di tè. Per quelli più delicati, come il tè bianco e alcuni tè verdi, è bene utilizzare una teiera di vetro, mentre per i tè neri, gli oolong e gli aromatizzati sono ideali le teiere in argento e in porcellana.
La cerimonia giapponese è quella più lunga e complicata. Talmente lunga che qui non mi ci metto a spiegarla. Altra tipologia è quella russa, molto più recente, e poi quella cinese che -stranamente, essendo il tè la bevanda per eccellenza in Cina- viene istituzionalizzata solo nella seconda metà del ventesimo secolo.
Il rito del tè coinvolge anche le persone che vi partecipano. L'atmosfera deve essere rilassata, il luogo meglio se ad hoc. Una tradizionale sala da tè, non è difficile da trovare, se si parla del nord Italia e d'Europa. Per me il massimo è stato prendere un classico cream tea in un tipico villaggetto del West Sussex, Arundel, paese di origine di una mia cugina. Non c'è nulla di più british. Intanto, gli avventori sono le classiche signore di mezz'età coi capelli cotonati e le borsette demodé. E' uno spettacolo solo nel starle a guardare.
Poi ti portano il tè, dopo un'ardua scelta fra i vari tipi, meglio se corretto con il latte e i fantastici scones, dolcetti tipo muffins, ma con la pasta più grezza, ancora caldi. Si tagliano a metà, si spalmano con una crema “pannosa” e marmellata. La tradizione nasce nel Devon, che ha pure ottenuto il riconoscimento D.O.P. Un'esperienza imprescindibile per gli amanti del tè.
Il tè è una bevanda versatile. Può essere bevuta calda, o fredda. Eccitante quel poco che basta, vero toccasana in alcuni momenti della giornata. Grazie a un corso di degustazione organizzato alcuni anni fa a Cherasco, imparammo, poi, ad accostare il cioccolato (non ricordo quale varietà e con quale concentrazione di cacao) al tè più pregiato, quello bianco. Che ormai si può acquistare, senza alcuna difficoltà ed ad un prezzo più che accessibile, in qualsiasi supermercato.
Mentre, per il momento, mi manca ancora di provare il té matcha, che consiste in una polverina verde brillante che va disciolta nell’acqua con l’apposito frullino, seguendo passo a passo la tradizione giapponese, ma non mi priverò certamente il piacere di togliermi presto questa soddisfazione.